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    November 02

    M. D'Azzeglio: fatta l'Italia facciamo gli Italiani

    Pubblico& Privato - di Francesco Alberoni

    Studiare le date a scuola fa capire l’identità del Paese

    Negliultimi quarant'anni i pedagogi­sti hanno quasi distrutto le basi del pensiero razionale e i fondamenti del­la nostra civiltà. L'hanno fatto con una sola decisione: eliminando le date, to­gliendo dalle scuole l'obbligo di mettere i fatti in ordine cronologico. Ormai è nor­male sentirsi dire che Manzoni è vissuto nel 1500. Ma non c'e da meravigliarsi, perché nella scuola non si insegna più a porre gli accadimenti nel loro ordine tem­porale dicendo, per esempio, che Ales­sandro Magno è vissuto prima Cesare, questo prima di Carlo Magno e solo do­po viene Dante e, in seguito, Cristoforo Colombo.

    Questa pedagogia è stata copiata da­gli Stati Uniti, un Paese senza storia che cerca di annullare le radici storiche dei
    suoi abitanti per farne dei cittadini. Ma applicarla all'Italia, che è il prodotto di una stratificazione storica di 3000 anni e all'Europa che ha radici culturali gre­che, romane e giudaico-cristiane, vuol di­re distruggerne l'identità. Al contrario di noi la civiltà Islamica e quella Cinese studiano accanitamente la propria sto­ria per conoscersi e rafforzarsi.

    Ma perdere la capacità di porre gli ac­cadimenti in ordine cronologico vuol di­re perdere anche la propria identità per­sonale. Quando domandiamo a qualcu­no «Chi sei?», ci racconta cosa ha fatto e sta facendo. Quando cerchiamo lavoro presentiamo il nostro curriculum. Quan­to ci innamoriamo raccontiamo al no­stro amato la nostra vita. Oggi c'e molta gente che non sa più mettere in ordine
    ciò che ha vissuto, e vede il proprio pas­sato come un insieme caotico di accadi­menti.

    Il disordine del modo di pensare si ri­flette nella lingua. Nelle scuole non si in­segnano più la grammatica, l'analisi lo­gica e la «consecutio temporum». Diver­si ragazzi non distinguono il passato prossimo da quello remoto, non capisco­no la logica del congiuntivo e del condi­zionale e alcuni confondono addirittura il presente con il futuro. E' il disfacimen­to mentale, la demenza.

    Caro ministro Gelmini, la prego, mi ascolti, mandi via tutti i pedagogisti di questa nefasta corrente; poi faccia fare un corso di storia con le date e uno di grammatica italiana a tutti gli insegnan­ti. Infine imponga ai presidi di mettere in ogni aula un grande poster orizzonta­le in cui sono segnati in ordine cronologi­co tutti gli episodi significativi della sto­ria, in modo che i nostri ragazzi possano abituarsi alla loro successione tempora­le. Una stampella per il loro cervello.

    Francesco Alberoni (2 novembre- Corriere della Sera)

    __________________________________

    Lo stato italiano è uno stato giovane. Eppure sembra  che la sua storia non la si voglia ricordare tutta, dalle sue origini.

    Infatti il periodo storico dello stato italiano che viene fatto studiare meglio, non senza influenze politiche, è dal 1922 in poi. Come se prima non ci fosse nulla di rilevante da studiare, solo qualche accenno quando va bene.

    Tutto si concentra prevalentemente dal  1°dopoguerra con la nascita del fascismo,  il mito della "resistenza", gli anni del boom economico, le BR, ecc... Se provate andare in libreria troverete solo libri di storia antica o moderna (2^ guerra mondiale in poi) se va bene qualcosa sulla 1^guerra mondiale, dopo che s'è riesumata la data del 4 novembre di recente. I politici parlano di valori fondanti dello Stato italiano, di valori profondi dei "padri della patria"... ma quali sono? Chi sono questi padri della patria?

    Mazzini, Cavour, Garibaldi, Savoia? Mah...

    Nascondere le controverse origini dello Stato e al suo posto farne un insieme di agiografie, una ricostruzione storica degna di un film come "300", ricordare prevalentemente il fascismo e il conseguente periodo postbellico fino ai nostri giorni ha come risultato annientare le proprie origini.

    Conoscere il passato fa comprendere il perché ci siano le situazioni di oggi, non ricordare il passato è come resettare la memoria per far coincidere le origini con l'anno "x". Perché si fa questo? Non abbiamo bisogno di costruirci una storia,già ce l'abbiamo. Gli U.S.A. no. Perché in Italia si fa lo stesso processo degli Stati Uniti? Secondo me, proprio perché come è successo per gli americani c'è bisogno di fare i cittadini italiani, e l'unico modo per farlo è far cadere nel dimenticatoio, nell'oblio storico le vere origini, le nostre differenze, le influenze che hanno fatto unici i nostri territori. Così facendo si scoprirà sempre l'acqua calda: perché c'è così tanta differenza tra il Lombardo Veneto e la Calabria, Puglia, Sicilia, ecc...?

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